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La
storia dei primi ombrellai è una storia di povertà.
L'economia del Vergante anche alla fine del '700 costringeva
all'emigrazione e alla ricerca di un lavoro nelle pianure
lombarde e piemontesi. A Torino, a contatto con ambulanti
francesi avvenne la scoperta di una nuova possibilità: la
riparazione e la costruzione di ombrelli.
L'apprendista, un ragazzino di sette,
otto anni, il giorno di Capodanno, sulla piazza di
Carpugnino, veniva affidato dai genitori agli artigiani
ambulanti, sperando che avrebbe imparato un mestiere.
"Al prumm dal lungon a Carpignin,
a truà l' Casér senza an bergnin".
"Il primo dell'anno a Carpugnino, a cercar padrone,
senza un soldino" recita l'epigrafe posta nella piazza
di Carpugnino. Molti fecero fortuna e molti vissero una vita
fatta di separazione dalla famiglia, di notte nei fienili,
di freddo e fame. |
Il padrone
provvedeva in tutto all'apprendista che al grido di "Ombrele!..
Ombrelé!" imparava a riparare e a costruire un ombrello.
A ritorno a casa, a Natale, come compenso, se il ragazzo era
stato volenteroso e si era dimostrato abile, un paio di scarpe
e un ombrello di seta Gloria e poi di nuovo in giro Il tarusc,
gergo comune grazie all'omogeneità di provenienza della
categoria, permetteva una comunicazione rapida e segreta tra
ambulanti che potevano davanti all'ingenuo utente scambiare
notizie e commentare nella certezza di non essere capiti. Il
gergo dimostra la duttilità degli ombrellai nell'arricchire
il dialetto con voci provenienti dal tedesco, dal francese,
dallo spagnolo, ma soprattutto, l'arguzia di uomini che spesso
poteva vantare un solo anno di scuola. Ad esempio l'avvocato
è "denciòn" ed il cuoco è "brusapignat".
In entrambi termini c'è la diffidenza per professioni che
vengono sentiti estranee alla propria mentalità e, nel caso
dell'avvocato, anche ostili. |
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L'avvocato
affonda i lunghi denti nelle misere sostanze dei poveretti che
ricorrono a lui e il cuoco, nei migliori dei casi, brucia le
pentole. Del resto, a che serve un cuoco a chi mangia un pezzo
di pane e formaggio, se c'è? Alcune, però, fecero fortuna a
Milano, Torino, Venezia, Locarno, Roma, Napoli, Bari, New York
, San Francisco, Sidney. Igino Ambrosini ricorda ben 180
dinastie ombrellaie originarie di Gignese e delle zone
circostanti ma, per la verità, si devono citare anche quelle
del Cusio e del Lago di Como.Sarebbe ingeneroso nominare solo
alcuni dei personaggi che hanno diffuso l'arte ombrellaia nel
mondo: basti dire che l'artigianato è diventato un'industria,
purtroppo minacciata dalla dozzinale produzione dei paesi
orientali, ma i più eleganti, i meglio rifiniti, i più alla
moda tra gli ombrelli sono ancora e sempre gli ombrelli
italiani. |
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