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INCENDI
BOSCHIVI 2008:
Roma, 15
agosto 2008
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Diminuiscono del cinquanta per cento gli incendi boschivi in
tutta Italia. In netta diminuzione anche la superficie boscata
colpita dalle fiamme. A tale proposito Luca Zaia, Ministro delle
Politiche agricole, alimentari e forestali dichiara:
"Diversi i fattori che hanno
determinato il sensibile calo del numero degli incendi boschivi
nella nostra Penisola, dal maggiore utilizzo da parte dei Comuni
italiani del catasto delle aree bruciate al crescente
coordinamento tra le Forze di polizia e i diversi enti impegnati
nelle operazioni di spegnimento dei roghi, senza dimenticare il
miglioramento delle condizioni climatiche. Tuttavia le
abbondanti piogge della stagione primaverile e dell'inizio di
quella estiva hanno aumentato sensibilmente la vegetazione del
sottobosco, cosa che potrebbe ancora favorire la possibilità di
roghi, che però, voglio sottolineare sono per la maggior parte
di origine dolosa. Le statistiche di questi ultimi giorni
parlano infatti di un aumento sensibile degli eventi incendiari.
Da una media di 20 incendi al giorno nel mese di luglio, si è
passati ai circa cento roghi di questi ultimi giorni, benché le
superfici bruciate siano state per lo più di modeste entità,
grazie soprattutto al buon funzionamento del sistema di
spegnimento. E' necessario però noni abbassare la guardia di
fronte a una possibile recrudescenza del fenomeno. Per questo
l'Ispettorato Generale del Corpo forestale dello Stato, su mia
indicazione, ha disposto il potenziamento dei servizi di
sorveglianza su tutto il territorio nazionale.
Nella lotta agli incendi è necessaria anche una corretta
comunicazione da parte dei mass media che non alimenti,
purtroppo ancora frequenti, casi di emulazione, concetto che ha
ispirato lo spot della Campagna istituzionale di quest'anno
promossa dal Ministero e realizzata dal Corpo forestale. Nello
stesso tempo bisogna agire con fermezza applicando fino in fondo
le pene previste per gli incendiari".
AREE PROTETTE
Il Corpo Forestale dello Stato e le aree protette
il Corpo
forestale dello Stato gestisce attualmente 130 aree protette
per una superficie totale di più di 100.000 ha contribuendo
così in modo significativo al sistema nazionale delle aree
protette. Il rapporto tra il Corpo forestale dello Stato e le
aree protette ha radici profonde. Nel 1922 venne affidata alla
Forestale la gestione del Gran Paradiso, il primo parco
nazionale italiano. Contemporaneamente altri terreni e
beni che la Casa Reale possedeva vennero trasferiti
all’Azienda speciale del demanio forestale di Stato in
seguito diventata Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (ASFD).
Per l’amministrazione del Parco Nazionale d’Abruzzo,
istituito nel 1923, venne creato un apposito ente.
Successivamente, nel 1933, l’amministrazione del Parco
d’Abruzzo passò all’ASFD per ritornare all’ente
autonomo nel 1950. Nel 1947 anche il Parco Nazionale del Gran
Paradiso passò in amministrazione ad un ente autonomo. Nel
frattempo erano stati creati altri due parchi, quello del
Circeo (1934) e quello dello Stelvio (1935), affidati entrambi
all’ASFD come anche il Parco Nazionale della Calabria
istituito nel 1968. A quei tempi l’azione dello Stato
nell’istituzione di aree protette è stata episodica e
frammentaria e mancava un quadro normativo di riferimento.
Nonostante ciò l’Amministrazione forestale ha non solo
promosso l’istituzione delle riserve naturali, gestite
dall’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, ma ha anche
stimolato ed alimentato il dibattito sull’esigenza di porre
sotto tutela il territorio andando a costituire la prima
ossatura della rete italiana delle aree protette. Ciò
avveniva in una fase storica nella quale la pressione
sull’ambiente naturale era enormemente aumentata dallo
sviluppo economico e demografico. Solo a tale impegno si deve
la sopravvivenza di molti habitat e specie che sarebbero stati
altrimenti cancellati e i nuclei centrali e naturalisticamente
più interessanti di gran parte degli attuali parchi nazionali
e regionali sono costituiti spesso da queste riserve naturali.
L’articolo 83 del DPR n.616/1977, nel trasferire alle
Regioni le funzioni amministrative concernenti la protezione
della natura, le riserve ed i parchi naturali, faceva salva,
tuttavia la competenza statale nell’individuare nuovi
territori sui quali istituire riserve naturali e parchi di
carattere interregionale e per svolgere funzioni di indirizzo
e di coordinamento. Venivano inoltre conservati allo Stato, in
attesa di una legge quadro, i beni classificati come parchi
nazionali o riserve naturali statali. A partire dagli
anni ’80, invece, si è verificata una profonda
trasformazione dell’atteggiamento culturale nei confronti
dell’ambiente che ha portato il bene natura ad assumere un
ruolo fondamentale nella scala dei bisogni umani, in quanto
portatore di valori indispensabili per la vita stessa
dell’uomo. Tale mutato atteggiamento culturale ha favorito
una importante produzione legislativa anche in materia di
protezione della natura. In tale nuovo contesto la legge
n. 349 del 1986, istitutiva del Ministero dell’Ambiente,
trasferì ad esso le competenze originariamente proprie del
Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste in tema di parchi
e di individuazione delle zone di importanza naturalistica
nazionale ed internazionale. Si è tuttavia dovuti
arrivare agli anni ’90 per assistere alla nascita di una
“politica” per le aree protette e, dopo una
“gestazione” parlamentare di svariati anni, ha visto la
luce la legge quadro sulle aree protette n. 394 del 1991. Infine,
la legge n. 36 del 6 febbraio 2004 ha affidato al Corpo
Forestale dello Stato la tutela e salvaguardia delle riserve
naturali dello Stato riconosciute di importanza nazionale o
internazionale nonché degli altri beni destinati alla
conservazione della biodiversità animale e vegetale.
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